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TOM SACHS

Fondazione Prada
Via Fogazzaro, 36
20135 Milano
Tel 02 546 70 515 - Fax 02 546 70 258
info@fondazioneprada.org
www.fondazioneprada.org
Orario: dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 20.00

Tom Sachs
6 aprile – 15 giugno 2006

 

Tom Sachs

 

di Roberto Barzi

La “Fondazione Prada” di Milano ospita la mostra dedicata all'artista americano Tom Sachs (New York, 1966), curata da Germano Celant, composta da alcune opere realizzate dal 1995 e da due grandi installazioni progettate per i 1.500 metri quadrati della “Fondazione”, esibendo un progetto che comunica lo stato della mercificazione della cultura, del consumismo e della sua omologazione. “Il richiamo alla morte e all'inutilità di attaccarsi ai beni del mondo, rispetto al tempo distruttore: il memento mori. Con la sua naturalità e la sua condizione effimera l'oggetto sollecita la coscienza dell'inaminità e della precarietà, la sua finitudine sottende il passare del tempo e dell'attività, quanto delle idee e della progettazione di un esistere. […] Nella storia dell'arte antica e moderna, l'oggetto è stato assunto quale doppio dell'esserci, un'entità con il suo carico esistenziale.” Commenta nel catalogo il curatore Germano Celant. La prima opera è The Island (2006), una ricostruzione in grande dimensione della zona di controllo sul ponte di volo di una portaerei denominata molto semplicemente “isola”, che raggruppa in sé la torre di comando e altre importanti funzioni della imbarcazione. La seconda installazione, The Whale (2006), è un'altra ricostruzione, in scala reale, di una balena azzurra. Tom Sachs si ispira al rifacimento di un cetaceo che si trova nella sala dedicata alla vita oceanica dello “American Natural History Museum” di New York. Tramite queste due composizioni e i lavori che le affiancano, dalla “police” Car a Delinquency Chamber, si ripercorrono le tematiche che vivacizzano la analisi raffinata dell'artista, che si materializza nella riproduzione di oggetti comuni che si trasmutano, al contempo, in una provocante caricatura del consumismo più sfrenato, della corsa al bene di lusso e alla violenza a loro attinente nelle opere d'arte scultoree che raffigurano la brutalità, l'erotismo e soprattutto dai sempre più sofisticati mezzi di guerra introdottisi ormai nel quotidiano - un po' alla maniera del nostro Pino Pascali verso la metà degli anni Sessanta -, il tutto “mimetizzato” dagli slogan e da involucri accattivanti. Tom Sachs, infatti, raccoglie l'ispirazione e i temi dall'immaginario collettivo statunitense, ricavando i suoi concetti dagli “status symbol” della cultura di massa: le armi, il “fast food”, l'hip-hop, il surf, lo skateboarding, miscelandoli con gli incubi della società americana opulenta e sofisticata, che intravede nella sontuosità, nel perbenismo e nelle “griffe” l'identificazione di appartenenza alla “classe sociale”, al potere. Si potrebbe tentare d'interpretare un aspetto dell'arte di Sachs: il neo-nichilismo, inteso come disapprovazione della cosiddetta società consumistica. In questi artifici composti da continui rimandi, Sachs “reinterpreta” con sarcasmo la pistola adoperata dalle forze dell'ordine: un'immagine emblematica delle funzioni di controllo e costrizione usate nella società americana, realizzandone in modo artigianale un modello e rifinendolo con un addolcente “azzurro cielo”, firmato da una nota casa di gioielli. “Su quest'intreccio tra doppio ed enigma, vanità e morte, inconscio e consumo si è interrogato Tom Sachs […] che ha visto nell'oggetto industriale un sito archeologico, da cui ricavare tracce di cultura presente […] Quanto è venuto costruendo non è infatti un prodotto 'finito', ma una metamorfosi del fare che dovendo rispecchiare una situazione anni Novanta […] riflette una ricerca di clonazione artigianale della cosa.” Così si è espresso Germano Celant. In esposizione compaiono inoltre un portavivande che contiene i soliti hamburger con patatine che riconducono - in maniera eccessivamente ostentata - ad un famoso marchio di moda, dei fucili, degli altri veicoli militari ed alcuni oggetti che riconducono al soggiogamento del lavoro umano. Nonché all'autorità, alla violenza e particolarmente al “controllo” della cittadinanza, un po' come nel famoso romanzo di George Orwell 1984 in cui il protagonista “occulto” era simboleggiato dal “Grande fratello”.

Link correlato: www.tomsachs.org


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