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NATURALIA

Galleria 1/9 unosunove
Palazzo Santacroce
Via degli Specchi, 20
00186 Roma
Tel. 0697613696 - fax 0697613810
gallery@unosunove.com
www.unosunove.com
Orario: dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00. Il giovedì dalle 15.00 alle 21.00

Naturalia
Ellen Gallagher, Matth Collishaw, Jamie Shovlin
3 novembre 2006 - 18 gennaio 2007

 

Matth Collishaw


di Mirella Di Peco

Tre artisti, Ellen Gallagher, Matth Collishaw, Jamie Shovlin per un tema che racchiude un mondo: “Naturalia”, ovvero le “meraviglie della natura” ; oggetti definiti in tal modo per forma o dimensioni insolite, che erano esposti nei “Wunderkrammen”, o “armadietti delle curiosità”.
Questi erano ambienti privati in cui i facoltosi collezionisti, fin dall’epoca medievale, raccoglievano ed esponevano oggetti straordinari atti a destare stupore: naturalia, artificialia (oggetti creati dalle mani dell’uomo), manufatti di gusto antiquario.
Queste “mirabilia” erano disposte secondo principi (pre)museali di archiviazione e presentazione, indicativo come alcune collezioni private andarono poi a confluire nei musei di storia naturale, come prime raccolte a fruizione pubblica.

Ellen Gallagher raffigura un mondo sottomarino parallelo da lei denominato Drexciya: profondità oceaniche ove albergano meravigliosi marini dai nomi esotici e dalle forme strabilianti: “chi vuole capire la mia arte deve essere pronto ad entrare nel mio mondo” afferma l’artista.
Le opere sono realizzate su carta da acquerello multistratificata su cui intaglia silhouettes che evocano fossili e organismi preistorici.
I dettagli si realizzano nel sovrapporsi degli intagli, con linee a modo di stratificazioni geologiche; qualche segno a matita, colore quasi assente se non in qualche quadro sulla dominante del verde chiaro.
È un lavoro articolato sulla leggerezza nella forma e sull’ambiguità nelle intenzioni, il cui risultato si conserva essenziale e compatto.

 

Ellen Gallagher

 

Jamie Shovlin si interroga sulle modalità di classificazione e archiviazione dei fatti del mondo, attraverso appropriazioni teatrali ed ironiche, leggendo i “Naturalia” in prospettiva linguistica.
L’artista disegna a matita una serie di ritratti in primo piano raffiguranti pornostar di Internet: gli sguardi sono ammiccanti, le bocche contratte tra sorrisi e smorfie, l’abbigliamento curato nei dettagli.
In basso al ritratto sono scritti il nome ed il cognome, in realtà pseudonimi che rilevano la propensione femminile verso i nomi naturali, come “Ciliegia Rosa”; quella maschile verso gli elementi artificiali, ad esempio “Jack Martello”.
Nell’opera “Playboymap” affigge su un’antica cartina del globo una serie di chiodini dislocati nei differenti continenti, da essi pendono cartellini con scritte a matita.
Nel cartellino sono registrati i dati personali e le ambizioni di avvenenti ragazze, passate alla storia in quanto conigliette di Playboy; il chiodino è invece posto sul loro luogo di nascita e su di esso una data che indica l’anno in cui sono state incoronate Playmate.
Omaggio diretto al museo di storia naturale americano sono tre nere scatole-archivio aperte che ripropongono le diorame: espedienti per ricreare un’immersione nella natura usando animali imbalsamati contro uno sfondo scenico dipinto.

 

Jamie Shovlin

 

Matth Colishaw è l’artista che dei “Naturalia” esalta maggiormente l’aspetto legato allo stupore: la fruizione dell’opera è al limine tra attrazione e repulsione, la fascinazione è nell’ambiguità manifesta.
In “East of Eden” (2006) vediamo un nudo femminile, eterea fanciulla angelicata, che gioca con un animale in un paesaggio panoramico idealizzato; questo tema pagano è stato spesso ripreso nella storia dell’arte, ma il medium di Collishaw è del tutto inedito. Su un mobiletto di elegante fattura è adagiata l’immagine incorniciata, ma poiché risulta distorta la percepiamo correttamente grazie ad un elemento orizzontale a fianco ad essa poggiato che la riflette correttamente. Il linguaggio è ibrido, l’effetto straniante, la patina dell’antico palpabile. Le stesse emozioni sono suscitate da “Cold blooded amusement” (2006): farfalle in movimento continuo in proiezione sullo schermo di un congegno simile ai primi strumenti realizzati per impressionare le immagini. Le farfalle sono state usate, seppur in procedimenti distinti, anche da Damien Hirst, che è stato come Collishaw esponente degli Young British Artist, e con lui condivide una certa similarità d’intenti, afferma Damien: “L’arte non è vita vera, io faccio teatro (…) Mi pace pensare all’artista come a uno scienziato; mi piace creare emozioni scientificamente”.
Una serie di foto di insetti con il corpo esploso, immortalati sui vetrini: l’immagine è frutto di una “mise en abime” dove una prima immagine è stata incorniciata e rifotografata per poi poter essere fruita nella forma attuale. Nella serie “Infectious Flowers” le immagini di fiori esotici dalle forme meravigliose sono con immagini mediche di carne malata: “È la falsa rappresentazione del corpo che trovo interessante (...) quando le prostitute si abbelliscono per il nostro piacere allora mi interesso.” (Matth Collishaw).

Negli ambienti della galleria unosunove, gli artisti, che hanno realizzato queste opere appositamente per la mostra, espongono in ambienti separati ma collegati: il confronto tra i “Naturalia” diventa fonte di incontrastata meraviglia.

 

Link correlato: Cinque domande a Mat Collishaw


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