Triennale di Milano
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The Air is on Fire
David Lynch
9 ottobre 2007 – 13 gennaio 2008

di Elena Bertolaso
Dopo il debutto parigino della scorsa primavera alla Fondation Cartier pour l'art contemporain, giunge per la prima volta in Italia The Air is on Fire , mostra dedicata ai molteplici aspetti dell'arte di David Lynch . Sono esposti dipinti, fotografie, disegni, film sperimentali e creazioni sonore, installate in uno spazio concepito dall'artista stesso. È la Triennale di Milano a proporre questa esposizione nata dall'accumulo di quadri, cartelle etichettate che contengono quantità di disegni, scatole d'archivio piene di fotografie presenti nello studio di Lynch. Dipinti, fotografie che evocano le sue esperienze d'infanzia, i fantasmi dell'adolescenza, le sue preoccupazioni di adulto. E naturalmente il tema ricorrente della casa, con le sue risonanze inquietanti, in quadri scuri dalle superfici organiche e dai messaggi misteriosi. Un'occasione di scoprire e rivisitare l'arte di David Lynch alla luce di opere inedite, installate in un ambiente concepito dal regista stesso. Lynch ha cominciato a dipingere molto prima di diventare regista. Racconta che tracciava schizzi su tutto quello che gli capitava per le mani, dalle scatole di fiammiferi - "un tempo vi erano molti più fiammiferi che accendini e, dal momento che le scatole erano neutre, vi si poteva disegnare sopra" - ai tovaglioli: "Al ristorante di Filadelfia Bob's Big Boy avevano, ma credo vi sia ancora - spiega -, un contenitore di tovaglioli di carta fatto di metallo cromato. Bastava allungare una mano, prendere un tovagliolo e cominciare a disegnare. Io portavo il mio materiale, i miei evidenziatori di colori diversi, ordinavo un caffé e un milk-shake ed ecco i disegni che facevo". Nato nel 1946 nel Montana, Lynch si trasferisce a 19 anni a Filadelfia per studiare presso la Pennsylvania Academy of the Fine Arts. Pare che un giorno, mentre si trovava nel suo studio, sia entrato dalla finestra un leggero vento, creando onde sulla tela su cui egli stava lavorando. Nasce così l'ispirazione delle immagini in movimento. Sei mesi dopo Lynch produceva il suo primo cortometraggio e oggi è uno dei grandi del cinema, tra i pochi registri cinematografici provenienti dalla pittura e non dal teatro, come è avvenuto invece in molti altri casi. I suoi disegni, le sue immagini fotografiche manipolate hanno sempre seguito il filone di un fantastico tendente al mostruoso. Per lo più su sfondo nero, le immagini sono composte di materiali diversi, impastati a colori: l'ambientazione è quella della casa, in cui si muovono cupi fantasmi, ai quali spesso viene data la parola con scritte fumettistiche. Nei suoi film si ritrovano le stesse immagini spaventose dei suoi quadri. Basti pensare ad Elephant Man, Velluto blu, Cuore Selvaggio, fino all'ultimo Inland Empire, del 2006, presentato alla Biennale di Venezia, dove Lynch ha ricevuto il Leone d'Oro alla carriera. Lungo l'intero corso della sua carriera di regista, David Lynch non ha mai smesso di dipingere, disegnare, fotografare e realizzare animazioni; ha addirittura esteso alla composizione musicale e alla creazione sonora il campo delle sue esplorazioni artistiche. Questa autocollezione, conservata in modo eccellente e risalente agli anni del liceo, non era mai stata esposta in Italia. Presentate a Herve' Chandes, direttore della Fondation Cartier, queste opere sono oggi riunite per la prima volta alla Triennale: quadri sospesi a grandi montanti metallici rivestiti di tende, film d'animazione proiettati in una sala cinematografica in miniatura che si rifà a Eraserhead (1977), il disegno di un salotto trasformato in una scena a grandezza naturale. Questi ambienti realizzano una personalissima scenografia, dove il visitatore può entrare in contatto con un nuovo aspetto dell'immaginario di David Lynch.

“L'humour noir”di Lynch non manca infatti di affacciarsi perfino nei suoi dipinti più seri, proprio come viene a portare il sollievo salvifico del riso nei suoi film più sconcertanti. Le sue fotografie catturano contesti e climi svariati, dai più sensuali e onirici ai più tenebrosi e perturbanti. I suoi nudi, a colori o in bianco e nero, sviluppano il suo archetipo femminile: creature dall'aria provocante, con labbra e unghie dipinte di rosso vivo. Le fotografie in bianco e nero di paesaggi industriali esplorano la geometria delle forme architettoniche e fissano l'atmosfera fuori dal tempo dei luoghi abbandonati dall'uomo. La serie dei Distorted Nudes presenta fotomontaggi digitali realizzati a partire da fotografie erotiche che risalgono agli anni 1840-1940: David Lynch ne fa scaturire creature che, sebbene ancora umane, assumono forme ed espressioni irreali. I suoi schizzi e disegni, infine, esprimono l'aspetto più intimo della sua arte. Queste opere conservate dall'adolescenza e regolarmente consultate da Lynch per trarne ispirazione gettano una luce straordinaria e scevra di ogni censura sul suo processo creativo. Svelano le fonti d'ispirazione dell'artista e mettono in evidenza le linee di forza che attraversano l'intera sua opera. La mostra è accompagnata dalla pubblicazione di un catalogo nel quale si riflette la varietà e l'ampiezza dei campi di interesse di questo artista. Questo libro propone un percorso attraverso un folto numero di opere, commentate da David Lynch nel loro ordine di apparizione nel libro sotto forma di une conversazione con la giornalista americana Kristine Mc kenna. Inoltre, esplorando i legami tra arte e cinema nelle storia dell'arte del XX secolo e più precisamente nel corpus lynchiano, un ricco colloquio tra Boris Groys et Andrei Ujica offre un'illuminazione teorica sulla costruzione dell'opera di questo regista, pittore, scultore, fotografo.
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